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La nascita della Spaziometria
Dicembre 28, 2008, 2:22 pm
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Grazie a Stefano Giardini, in arte Giovanni D’Ambola, nel lontano 1994 ci fu la prima divulgazione della Spaziometria. Essa prende forma attraverso l’osservazione del tessuto estrazionale evidenziando il fenomeno delle ripetizioni numeriche. Un fenomeno questo che ha sempre suscitato notevole interesse. Vengono in mente le diverse applicazioni basate sul rilevamento degli ambi ripetuti. In quel periodo emergevano le prime bozze di strutture basate su masse numeriche in ripetizione molto ridotte, cui scopo era quello di chiudere la geometria che si veniva a creare liberando una chiusura pronta a rompersi nel ciclo teorico di nove estrazioni. Per chiusura si intende per coppia di numeri non ripetuti. Come tutte le cose, col trascorrere degli anni si cresce, e con esso anche la Spaziometria che, durante il suo percorso naturale ha ottenuto sempre più consensi coinvolgendo e, nello stesso contempo sconvolgendo numerosi studiosi. Io stesso rimasi colpito a tal punto da accantonare studi inerenti l’ ormai nota Ciclometria. Probabilmente per la creatività che la stessa Spaziometria mi offriva. Dalle strutture semplici si è passati a quelle più complesse chiamate anche Frattali. Armoniose masse numeriche in ripetizione che vengono identificate in un ambiente all’ apparenza privo di logica come il nostro tessuto estrazionale, ma che in realtà all’ interno dello stesso gela un’armonia assoluta dove tutto combacia perfettamente. Una dinamica che viene a volte intravista ma non sempre definita. Con il susseguirsi delle estrazioni tutto è in continuo movimento. Quello stesso movimento, che con uno studio profondo mi ha portato a seguire una logica consolidata nel tempo e cioè che ogni forma rilevata nel tessuto estrazionale ha una vera e propria identità dove nasce, cresce, alimentandosi con le future estrazioni sino ad arrivare alla sua morte naturale, dunque alla sua rottura definitiva.